Beni immateriali in azione

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*31 agosto 2010: addio a Giovanni Coffarelli

Posted by benimmateriali su 31 agosto 2010

In ricordo di Giovanni Coffarelli. Un valore incancellabile.

Somma Vesuviana, l’ultimo affettuoso abbraccio a Giovanni Coffarelli

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*Arrone 28-29 agosto 2010: 50° Raduno nazionale dei Campanari

Posted by benimmateriali su 25 agosto 2010

Il 28 e il 29 agosto 2010, il Gruppo Campanari di Arrone, sostenuto dalla provincia di Terni e del Comune di Arrone, ospiterà il 50° Raduno nazionale dei Campanari, il II Raduno dei Campanari del Centro Italia e terrà a battesimo il Centro Studi Campane Valnerina – (CeSCaV).

L’arte campanaria consente la sopravvivenza di una delle ricchezze più interessanti del nostro Paese. Questo antico sapere ha regolato, per più di un millennio, il tempo sacro e quello profano, il tempo del lavoro e quello della festa. Ed ancora oggi, molte città hanno saputo preservare un panorama sonoro che le rende uniche anche grazie alla preservazione di quest’arte trasmessa solo ed esclusivamente per via orale.

L’Italia, inoltre, preserva anche saperi antichissimi custoditi da decine e decine di fonderie di campane, che producono questi bronzi seguendo procedure millenarie.

Obiettivo del Gruppo Campanari di Arrone è, dunque, quello di salvaguardare questo patrimonio culturale, sia attraverso la trasmissione del sapere, sia mediante la ricerca e lo studio. Per questo motivo, in colalborazione con il Dipartimento Scienze del Linguaggio dell’Università per stranieri di Perugia e il Comitato per la promozione del patrimonio immateriale, ha voluto istituire il Centro Studi Campane Valnerina.

La manifestazione è sostenuta dall’Amministrazione Provinciale di Terni e dall’Amministrazione Comunale di Arrone ed è realizzata in collaborazione con il Dipartimento Scienze del Linguaggio e progetto Voxteca archivio della voce dell’Università per stranieri di Perugia, il Comitato per la promozione del patrimonio immateriale, il Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, ha ottenuto, per il suo elevato valore culturale, il patrocinio di importanti enti ed istituzioni del nostro paese: Commissione nazionale italiana per l’Unesco; Istituto centrale per la Demoetnoantropologia (Ministeri per i beni e le attività culturali), Regione Umbria, Camera di Commercio di Terni, Comunità Montana Valnerina, dal Parco Fluviale del Nera e dalla Coldiretti.

L’organizzazione di questo evento, inoltre, vuole contribuire anche alla valorizzazione turistica sostenibile e responsabile della Valnerina ternana e del paese di Arrone che pur trovandosi in una regione con grandi attrattori turistici è sempre stata sottovalutata dagli operatori turistici. Eppure, la Valnerina è una perla naturalistica e culturale. Viverla è come fare un tuffo nel passato, in una dimesione umana, oltre che naturalistica e storica, che ha preservato antichi saperi e valori che i campanari della Valnerina contribuiscono a salvaguardare.

Il Gruppo Campanari di Arrone ha promosso, in Collaborazione con il Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, la manifestazione nazionale “Suoniamo i campanili d’Italia per sostenere i diritti umani” che si svolge ogni anno a Dicembre e che ha lo scopo di sensibilizzare, anche attraverso il suono delle campane, il tema dei diritti umani.

Nel corso del Raduno, il Vescovo di Spoleto e Norcia conferirà al campanile di Arrone il titolo di “Campanile dei diritti umani”.

II° Raduno campanari Centro Italia

Con lo scopo di proseguire l’appuntamento creato nel 2009, il gruppo Campanari di Arrone organizza un evento che offre ai campanari del Centro Italia la possibilità di confrontarsi e di elaborare politiche per salvaguardare le peculiarità delle tecniche e delle suonate che caratterizzano questo territorio ed anche di sostenere comunità dove la tradizione campanara è scomparsa.

È il caso, ad esempio, del sostegno che l’Associazione sta fornendo alla Città di Nola – in collaborazione con l’Associazione MERIDIES – per il rispristino di quest’arte che la tradizione indica aver avuto origine proprio in questo importante centro campano.

Stessa operazione è prevista nella città di Sala Consilina, dove – con la Cooperativa Thokos – si cercherà di studiare e ripristinare l’arte campanara nella Valle del Diano.

Tali attività di salvaguardia hanno consentito ai campanari di Arrone di partecipare alla stesura di uno studio realizzato dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (MIBAC) in collaborazione con il Comitato per la promozione del patrimonio immateriale, sulle “Feste e Riti d’Italia” pubblicato nell’aprile 2010.

Inaugurazione del Centro Studi Campane Valnerina (CeSCaV)

Nel corso del Raduno sarà inaugurato il centro studi con l’insediamento del Comitato scientifico, composto da:

Prof. Antonio Batinti – Università per Stranieri di Perugia

Dott. Luigi Cimarra – Storico, linguista, ricercatore ed esperto di arte campanaria

Dott.ssa Emilia De Simoni – Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (MIBAC)

Prof. Paolo Diodati – Università degli Studi di Perugia

Dott.. Antonello Lamanna Università per Stranieri di Perugia

Prof. Luigi Maria Lombardi Satriani – Università degli studi la Sapienza di Roma

Prof. Gianlcarlo Palombini Università degli Studi di Perugia

Dott.ssa Barbara Terenzi – Comitato per la promozione del patrimonio immateriale – Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani

M° Ivan Vandor – Musicista, compositore, etnomusicologo (presente nel 2011)

VOXTECA - Archivio e osservatorio permanente delle voci e dei suoni del mondo

Il Dipartimento Scienze del Linguaggio dell’Università per Stranieri di Perugia documenterà le suonate che si realizzeranno nel corso del raduno. Tali melodie entreranno a far parte del progetto VOXTECA per il CeSCaV..

Comitato Campanari Italiani

Sempre in occasione del Raduno, si creerà il Comitato Campanari Italiani, che sarà composto da tutte le associazioni, i gruppi e i soggetti che operano nel campo della salvaguardia, della trasmissione e dello studio dell’arte campanaria.

Comunità sonore

Il progetto “Comunità sonore”, ha lo scopo di valorizzare e salvagurdare quei “panorami sonori” che costituiscono parte integrante di spazi naturali, feste popolari, manifestazioni culturali e religiose. La registrazione sonora e visiva, la conservazione e la successiva condivisione degli “eventi sonori” che caratterizzano le feste e i riti del nostro paese, con particolare attenzione per quelle espressioni musicali che fanno parte integrante di queste espressioni culturali e comunitarie, sono una parte importante delle azioni di tutela che il progetto intende perseguire ed in questa sua attività ha ottenuto la collaborazione dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, che si è offerto di custodire questo patrimonio sonoro e visivo per le generazioni future.

Il Raduno prevede la partecipazione di tantissimi esponenti tra campanari e testimoni della tradizione campanara italiana che mostreranno la loro arte oltre che sulle antiche campane dei Arrone, anche su grandi carri contenenti i ‘Concerti di Campane’ forniti dalla prestigiosa Fonderia CAPANNI di Reggio Emilia.

SABATO 28 AGOSTO 2010

10:00 – 13:00 inaugurazione del Centro Studi Campane Valnerina CeSCaV e del Comitato Campanari Italiani.

15:00 Iscrizione Raduno – centro sportivo di Arrone

16.00 Presentazione Raduno Nazionale – chiesa Santa Maria Assunta di Arrone

17:00 – 20:00 Esibizione dei Campanari d’Italia – centro sportivo di Arrone

dalle 20:00 “I Vini dei Campanari” con prodotti enogastronomici a “Km Zero” con musiche e danze popolari – centro sportivo di Arrone

DOMENICA 29 AGOSTO 2010

9:30 colazione dei campanari – piazza Garibaldi di Arrone

10:00 – 12.00 Conclusione lavori del Centro Studi Campane Valnerina CeSCaV

10:30 Santa Messa nella chiesa Santa Maria Assunta, in piazza Garibaldi di Arrone, celebrata dal Vescovo dell’Archidiocesi di Spoleto e Norcia Mons. Renato Boccardo con i canti del Piccolo Coro dei Campanari di Arrone e il Coro di Calvi dell’Umbria, diretti da Marta Lombardo

12:00 Benedizione del Campanile di Arrone. Il campanile sarà benedetto con l’onorificenza di “Campanile dei Diritti Umani”.

13:30 pranzo dei campanari – centro sportivo di Arrone

16:00 esibizione dei campanari d’Italia – centro sportivo di Arrone

Gruppo Campanari di Arrone 

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*Viggiano 11-8-2010: L’arpa ritrovata di Vincenzo Bellizia

Posted by benimmateriali su 10 agosto 2010

Viggiano (Potenza) 11 Agosto 2010

In occasione della presentazione del nuovo disco dell’Associazione Culturale “Gli Amarimai” di Viggiano, sarà restituita alla Lucania e alla comunità scientifica l’arpa di Vincenzo Bellizia.

Vincenzo Bellizia era un liutaio costruttore di arpe – d’uso popolare e non – la cui maestria varcò i confini del nostro paese e pose la Lucania – ed in particolare la Val d’Agri ed il paese di Viggiano – in d…iretta concorrenza con le ben più blasonate scuole di liuteria del nord Europa.

Dopo anni di ricerche, l’Associazione Gli Amarimai ha rinvenuto e studiato uno splendido esemplare di arpa di questo liutaio lucano e presenterà lo strumento e lo studio l’11 Agosto a Viggiano.

In quella occasione si presenterà anche il primo esemplare di arpa della Val d’Agri ricostruito, dopo più di 100 anni, da Giovanni Ierardi.

Si inaugurerà anche un progetto per il reimpianto di alcuni particolari alberi dai quali i liutai della Val d’Agri ricavavano i preziosi legni armonici che resero famose le arpe lucane.

Alla manifestazione parteciperanno gli allievi della Scuola di Arpa Popolare della Val d’Agri, di cui l’Associazione Gli Amariami, insieme al Comitato per la promozione del Patrimonio immateriale, è promotrice.

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*5 agosto 2010: Vittorio Lanternari ci ha lasciato

Posted by benimmateriali su 10 agosto 2010

L’ULTIMA TAPPA DI UN PENSIERO MAGICO

di Alice Rinaldi

Non sono mai solo studiosi o solo musicisti o solo scrittori. In un certo qual modo quando se ne vanno ci rendiamo conto che alcuni di loro erano maestri che parlavano semplicemente della vita complessa. A poco tempo dalla scomparsa di Josè Saramago a lasciarci è l’antropologo Vittorio Lanternari.
Nato ad Ancona nel 1918, fu allievo dello storico delle religioni Raffaele Pettazzoni. I primi insegnamenti guidarono i suoi studi verso pioneristiche interpretazioni di antropologia religiosa insieme a Ernesto De Martino e alle ricerche (sul campo) dei fenomeni della religiosità popolare del sud Italia. I suoi studi dalla religione si ramificarono poi tra identità ed ecologia diventando docente di Antropologia ed Etnologia prima a Bari e poi a Roma presso la facoltà di Sociologia de La Sapienza, che proprio ieri in un necrologio ha comunicato la notizia.

Negli anni della giovinezza si interessò all’Africa, svolgendo un’intensa ricerca sul campo in Ghana dove visse tra l’etnia Nzema, riportata nel testo «Dèi, profeti, contadini» pubblicato nel 1988. Da qui le prime analisi sul problema del vecchio etnocentrismo di stampo colonialista, la gabbia prospettica dell’io sull’altro e tutte le definizioni conseguenti, da primitivo a razza, con «Crisi e ricerca d’identità» (1977), «Problemi di etnocentrismo e identità» (1979), fino ad «Antropologia e imperialismo» (1997). Giungendo a toccare le derive opposte del post-moderno teso verso l’antietnocentrismo entusiastico, ricercando una riequilibrata interpretazione in «L’incivilimento dei barbari. Identità, migrazioni e neo-razzismo» (1983). Nello stesso anno tornò tra laicismo e religiosità con «Festa, carisma, apocalisse», dove inaugurò l’importanza universale di un oggetto di studio che riprese più volte, visto che «non vi è né mai vi fu società umana senza feste. La Festa è una categoria della cultura, è una risposta data dall’uomo alle condizioni di precarietà» mai così attuali come oggi. Tornerà poi sulla «dimensione dionisiaca dell’animo umano», come direbbe Michel Maffesoli, nel 2006 con «Religione, magia e droga» dove dai contesti religiosi tradizionali analizza la tendenza contemporanea ai nuovi culti di tipo terapeutico come risposta all’acuta consapevolezza (ma senza segno d’azione) della crisi ecologica mondiale. Proprio in un’intervista recente Lanternari diceva che «l’uomo non si rende ancora conto in modo critico (o fa finta di non capire) che il danno portato alla natura è un danno portato all’umanità. È un danno transgenerazionale: i suoi effetti non riguardano solo il presente o il futuro prossimo, ma toccheranno anche tutti gli uomini che si presenteranno al mondo 50, 100 anni dopo di noi». Proprio sull’ecologia si è impegnato il contributo più recente di Lanternari ed è quello che per ovvie ragioni più si affaccia sull’attualità. Con «Ecoantropologia. Dall’ingerenza ecologica alla svolta etico-culturale» del 2003 Lanternari affronta, appunto, il terreno delle relazioni tra antropologia ed ecologia. In un periodo di gravi tragedie ecologiche (ma tutte umane) avvicinarsi al suo pensiero a sua volta così vicino alla natura può essere forse il modo migliore per ricordarlo concretamente.
Lanternari sosteneva, in una prospettiva ormai di incontro tra più discipline (quelle che si occupano dei ‘problemi del mondo’, dalla geologia alla climatologia) che l’ecoantropologia ha il compito di portare gli uomini verso un’autocritica sui danni quotidiani e verso un cambiamento dei costumi. In primo luogo quello dell’iperproduttivismo che ha ormai assunto (letteralmente) il regime dell’a tutti i costi, quasi un dovere totale ritenuto necessario per vivere (sempre) meglio. In un momento in cui siamo risucchiati da stili di vita tutti rivolti al presente e alla ricerca del benessere immediato, senza più mete prefissate, l’abbandono del pensiero rivolto al futuro sembra talvolta tradursi in un abbandono egoistico. Il che è paradossale, perlomeno da un punto di vista maternale, poichè nel futuro ci sono i figli. Questo filo di accuratezza è invece proprio il modo che lega l’umanità alla natura e la responsabilità all’ecologia e l’ecologia alla (e della) mente, come diceva anche Gregory Bateson. Dagli errori consapevoli – spray che bucano l’ozono, pratiche per il reciclaggio ignorate ed elettrodomestici iperattivi – agli errori umani, già fatti – il lago di petrolio dentro il golfo del Messico, l’incendio inarrestabile in Russia – e possibilmente da fare – il rinnovato interesse (economico) per l’energia nucleare – l’ecoantropologia risulta estremamente attuale. Forse più della pura ecologia (e degli ecologisti che non sembriamo in grado di sopportare). Evidentemente è vero che il problema più urgente è umano (e operativo) che realmente tecnico (e tecnologico). Diceva ancora Lanternari: «Hans Jonas, il grande filosofo tedesco del quale mi sono nutrito, nel suo libro Il principio di responsabilità ne parla, guarda caso, non in senso generico, ma in senso tipicamente ecologico. Dice che bisogna essere responsabili di quello che facciamo nei confronti della natura, sia nello spazio che nel tempo. Questo perché siamo tutti nei guai, presenti e possibili, sempre più crescenti».
Si sa, errare è umano, ma ultimamente siamo particolarmente diabolici, e sempre meno responsabili.

“Il manifesto” 8 agosto 2010

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*Campus Rom: c’era una volta Savorengo Ker

Posted by benimmateriali su 5 giugno 2010

CAMPUS ROM, C’ERA UNA VOLTA SAVORENGO KER

15 – 21 GIUGNO 2010
INAUGURAZIONE 15 GIUGNO ORE 16.30

IDEA / MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI E TRADIZIONI POPOLARI
PIAZZA GUGLIELMO MARCONI 8 – ROMA EUR (Metro A: Eur Palasport)
 
 
A cura di Michele Carpani, Max Intrisano, Maria Teresa Bovino
La mostra è un evento collaterale della prima edizione della Festa dell’Architettura di Roma “Index Urbis” (www.indexurbis.it).
 
 
L’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (IDEA) ospita una mostra multimediale che  racconta due esperienze di ricerca realizzate dal collettivo di artisti Stalker/ON in collaborazione con le comunità Rom della capitale. Due anni di lavoro, vissuti tra intese e malintesi, che hanno visto nascere progetti coraggiosi e sogni condivisi, narrati dalla mostra fotografica Campus Rom e dal documentario “C’era una volta… Savorengo Ker, la Casa di Tutti” di Fabrizio Boni e Giorgio de Finis, presentato in anteprima assoluta.
 
 
MOSTRA FOTOGRAFICA “CAMPUS ROM”
Il racconto, attraverso lo sguardo eterogeneo di diversi fotografi, di “Campus Rom, oltre i campi nomadi”. Un progetto di ricerca transdisciplinare, formazione reciproca, progettazione e azione condivisa, attivato, da Stalker/Osservatorio Nomade, insieme a diverse comunità rom di Roma, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Urbani della Facoltà di Architettura di Roma Tre ed altre organizzazioni cittadine, nazionali e internazionali, per affrontare l’emancipazione civile, culturale, economica, sociale e abitativa dei Rom, verso il superamento della realtà dei campi nomadi in Italia. Lo scopo dei fotografi è stato quello di documentare l’intervento diretto nello spazio urbano e narrare il processo costantemente aperto e fluido di attraversamento e superamento delle barriere tra le varie culture, e le energie che si sono sviluppate dando vita ad un’arte combinatoria in grado di rendere percettibile una comunità “invisibile”.
 
Fotografie di: Simona Caleo, Giorgio de Finis, Max Intrisano, Massimo Percossi, Maria Stefanek, Maria Teresa Bovino, Hector Silva Peralta, Alessandro Imbriaco
 
 
ANTEPRIMA ASSOLUTA DEL FILM “C’ERA UNA VOLTA… SAVORENGO KER, LA CASA DI TUTTI”
Savorengo Ker (che in lingua Romanés significa “la casa di tutti”) è un progetto sperimentale di costruzione partecipata realizzato nell’ex campo rom Casilino 900. È la storia di un’idea semplice e coraggiosa, divenuta il simbolo di emancipazione di una comunità emarginata. Il progetto è stato ospitato alla Biennale di Architettura di Venezia, è stato visitato da numerosi parlamentari europei, recensito dalla stampa internazionale e dibattuto nelle accademie di mezzo mondo, ma a Roma, dove la casa è stata costruita e presentata, ha incontrato solo ostilità e inutili polemiche. Ora quella casa non c’è più.
 
Regia di: Fabrizio Boni e Giorgio de Finis
Produzione: In Iride Sfoggio 2009
Durata: 55 minuti
 
 
TAVOLA ROTONDA
Insieme ad antropologi e architetti, ai rappresentanti delle comunità Rom e delle associazioni che operano sul territorio, si discuterà delle conseguenze del nuovo piano nomadi a Roma e delle proposte per superare il dispositivo dei campi rom, nel tentativo di individuare tematiche e strategie capaci di sottrarre il dibattito in corso dalla trappola dell’emergenza sociale.
 
Interverranno: Stefania Massari (direttrice dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia); Emilia De Simoni (antropologa, Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia); Barbara Terenzi (coordinatore Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani); Mirsad Sedjovic, Hakja Husovic, Bayram Hasimi, Nenad Sedjovic, Klej Salkanovic (direttori dei lavori della casa Savorengo Ker); Najo Adzovic (Coordinatore di Rom a Roma); Graziano Halilovic (presidente Roma Onlus); Giorgio Piccinato (ex direttore del DIPSU); Francesco Careri (Stalker/ON, DIPSU); Lorenzo Romito (Stalker/ON); Marco Solimene (antropologo); Fabrizio Boni e Giorgio de Finis (autori del film “C’era una volta…Savorengo Ker, la casa di tutti”)
 
Il dibattito potrà essere seguito in diretta streaming su www.irida.it
 
 
Con la collaborazione di:
Emilia De Simoni, Danilo De Girolamo, Stefano Sestili (Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia)
 
Si ringrazia:
DIPSU Dipartimento di Studi Urbani dell’Università degli Studi “Roma Tre”, Stalker/Osservatorio Nomade, la comunità di Casilino 900, In Iride Sfoggio s.r.l., Irida Produzioni s.r.l, Tecnoprogest s.r.l.
 
Informazioni:
Inaugurazione: martedì 15 giugno ore 16.30
Apertura: dal 15 al 21 giugno 2010
Sede: Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia / Museo delle Arti e Tradizioni Popolari,
Piazza Guglielmo Marconi 8, Roma Eur (Metro A: Eur Palasport)
Ingresso libero
 
Per informazioni e aggiornamenti sul programma:
web – www.campusrom.wordpress.com
email – campusrom.indexurbis@gmail.com
 
Contatti:
Michele Carpani
tel. +39 328.6744087
email: campusrom.indexurbis@gmail.com
 
Festa dell’Architettura:
www.indexurbis.it

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*Margherita di Savoia: Corpus Domini Carlucci

Posted by benimmateriali su 2 giugno 2010

Margherita di Savoia: la sindaca Gabriella Carlucci anticipa il Corpus Domini!

Gabriella Carlucci interviene sulle norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario, modificato dalla CEI nel 1977 (il Corpus Domini, che cade il giovedi dopo Pentecoste, si celebra la domenica successiva). In qualità di sindaca della cittadina pugliese Margherita di Savoia, la Carlucci sposta infatti la processione del Corpus Domini da domenica 6 giugno a sabato 5 giugno, per evitare sovrapposizioni con lo show televisivo dell’estate margheritana, che sarà presentato per la Rai dalla sorella Milly.

corriere del mezzogiorno

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*Potenza 29 maggio 2010: la Iàccara di San Gerardo

Posted by benimmateriali su 27 maggio 2010

Potenza 29 Maggio 2010

il Comune di Potenza

in collaborazione con
l’Associazione Culturale Imago Historiae
e il Comitato tecnico-scientifico MMX

con il patrocinio
dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (IDEA)
e del Comitato per la Promozione del Patrimonio Immateriale (ICHNet)

dopo più di 100 anni di oblio restituisce alla comunità potentina il

RITO DELLA IACCARA

COMMEMORAZIONE DI SAN GERARDO 
Parate e rievocazioni storiche in onore del Santo Patrono della Città

Le parate e le rievocazioni storiche del giorno 29 maggio 2010, in occasione della commemorazione di San Gerardo, patrono della città di Potenza, prevedono tre ambientazioni che vanno a rappresentare tre periodi storici ben precisi, e cioè il XIX, il XVI e il XII secolo.
Il primo ambiente fa riferimento ad una nota descrizione che Raffaele Riviello riporta in un suo libro dedicato alle tradizioni del popolo potentino: in essa, il Riviello racconta non solo il momento della parata cosiddetta dei Turchi ma anche tutto il clima di festa e di preparazione che precede la stessa parata. Per questo motivo, si è pensato di organizzare anche un quadro descrittivo di questa ambientazione che precederà temporalmente le parate e rievocazioni della serata: esso sarà messo in scena nel primo pomeriggio del giorno 29 maggio, a Piazza Matteotti, la vecchia Piazza Sedile, scena che riproporrà il popolo festante in attesa che, con travestimenti e con l’uso di trucco, si accinge a festeggiare il Santo Patrono.
Il secondo ambiente fa riferimento ad un documento storico del 1578 nel quale si descrive il popolo potentino che vestito alla turchesca e alla moresca accoglie in città il nuovo conte Alfonso de Guevara: per preparare questa quadro si è salvaguardata la tradizione della parata e si è inserita la rappresentazione di San Gerardo bambino che su una barca salva la città dall’invasione dei Turchi.
Infine, il terzo ambiente vuole rappresentare il momento di devozione verso “ u prut’tor ” e mettere in evidenza la religiosità dei potentini durante il XII secolo quando San Gerardo, dopo il suo vescovado durato dal 1111 al 1119, venne santificato vox populi divenendo Santo Patrono della città di Potenza.
Ogni quadro sarà preceduto da banditori che racconteranno agli spettatori tutte le scene con dovizia di particolari.
La parata, al contrario degli anni precedenti, seguirà un percorso inverso poiché partirà dal Campo Sportivo Viviani per giungere nel centro storico, attraverso Porta Salza e, si concluderà a Largo Duomo.

* * *

Così Raffaele Riviello, nel 1893, in Ricordi e note su costumanze, vita e pregiudizi del Popolo Potentino, descrive il rito della iàccara:

“Nella vigilia, in sull’ora del vespero, si portavano in città, a suono di pifferi, di tamburi, o di bande, le iaccare (fiaccate) , cioè grandi falò, fatti di cannucce affasciate attorno ad una trave sottile e lunghissima, per divozione di qualche bracciale possidente, di proprietario vanitoso, o per incarico dei Procuratori della festa.
Il trasporto di una iaccara formava una vera scena di brio e di festa per plebe e per monelli.
Molte coppie di contadini giovani e robusti la portano sulle spalle. Sopra vi sta uno, vestito a foggia di buffo o di pagliaccio, che tenendosi diritto ad un reticolato, o disegno di cannucce, su cui è posta tra foglie e fiori la fiura, o immagine di S. Gerardo, grida, declama, gesticola e dice a sproposito, eccitando la gente a guardare e ridere, per accrescere l’allegrezza della festa. E la gente si affolla per vedere, fa largo, e ride tutta contenta. Di tanto in tanto ì portatori si danno la voce per regolare le forze e i passi, si fermano per ripigliare un po’ di lena ed asciugarsi il sudore con una tracannata di vino; giacchè vi è sempre chi li accompagna col fiasco e li aiuta a bere, senza farli muovere di posto.
Come si giunge al luogo, ove è il fosso per situare la iaccara, la scena muta per folla dì curiosi, rozzo apparato di meccanica e timore di disgrazia. Si attaccano funi, si preparano scale ed altri puntelli; ed al comando chi si affatica di braccia e di schiena, chi adatta scale e grossi pali per leva e sostegno, e citi da finestre e da balconi tira o tien ferme le funi. E ad ogni comando si raddoppiano gli sforzi, si fa sosta e silenzio, secondo che nell’alzarsi lentamente la iaccara il lavoro procede con accordo di forze, o presenta difficoltà e pericolo.
Appena si vede alzata, prorompe un grido di gioia; tamburi e bande suonano a frastuono, e la gente con viva compiacenza guarda di quanto la iaccara supera in altezza le case vicine.
Le iaccare si innalzavano nei luoghi più larghi; in Piazza, innanzi alla Chiesa di S. Gerardo, avanti a lu Palazz’ di lu Marchese, (oggi Liceo), a Portasalza, di fronte a lu castiedd (Ospedale S. Carlo).
Per accenderle, la vigilia a sera, bisognava arrampicarsi sino alla cima, e non senza fatica.
Queste grandi fiaccole erano i fari fiammeggianti della festa per farli vedere da lontano. Ardevano tutta la notte, e illuminavano a giorno tutto il vicinato, la cui gente godeva e si divertiva a quella vista.”

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*Umberto Eco: “Noi contro la legge”

Posted by benimmateriali su 27 maggio 2010

Le norme sulle intercettazioni. Il controllo dei tg della tv pubblica. E prima il lodo Alfano, i tagli alla scuola… Berlusconi trasforma le istituzioni un passo dopo l’altro, con lentezza. Perché i cittadini assorbano i cambiamenti come naturali. Così al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato

Noi contro la legge
di Umberto Eco

È nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende, per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi. E se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha accettato i principi democratici deve accettare che governi una maggioranza che si sbaglia.

Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volte la maggioranza può sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia ancora a preferire “La pupa e il secchione” a Sofocle. Per secoli la maggioranza della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle, nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata dagli untori, l’enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire, riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l’Africa.

In politica Hitler non è andato al potere per un colpo di Stato ma è stato eletto dalla maggioranza, Mussolini ha instaurato la dittatura dopo l’assassinio di Matteotti ma prima godeva di una maggioranza parlamentare, anche se disprezzava quell’aula «sorda e grigia». Sarebbe ingiusto giocare di paradossi e dire dunque che la maggioranza è quella che sbaglia sempre, ma è certo che non sempre ha ragione. In politica l’appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale (“Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti”) ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche (“Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore”).

In certe aree della Sicilia e della Campania i mafiosi e i camorristi hanno la maggioranza dei consensi ma sarebbe difficile concluderne che siano pertanto i migliori rappresentati di quelle nobilissime popolazioni. Recentemente leggevo un giornalista governativo (ma non era il solo ad usare quell’argomento) che, nell’ironizzare sul caso Santoro (bersaglio ormai felicemente bipartisan), diceva che costui aveva la curiosa persuasione che la maggioranza degli italiani si fosse piegata di buon grado a essere sodomizzata da Berlusconi. Ora non credo che Berlusconi abbia mai sodomizzato qualcuno, ma è certo che una consistente quantità di italiani consente con lui senza accorgersi che il loro beniamino sta lentamente erodendo le loro libertà. Erodere le libertà di un paese significa di solito mettere in atto un colpo di Stato e instaurare violentemente una dittatura. Se questo avviene, gli elettori se ne accorgono e, se pure non hanno la forza di zione di colpo di Stato che è con lui cambiata. Al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato. All’idea di una trasformazione delle strutture dello Stato attraverso l’azione violenta il genio di Berlusconi è stato ed è quello di attuarle con estrema lentezza, passettino per passettino, in modo estremamente lubrificato.

27 maggio 2010

L’Espresso

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