Beni immateriali in azione

intangible heritage tangible communities

*”Irrazionalizzazione” del MiBAC: scomparsa dei profili DEA, documento degli studenti e dottorandi dell’Università di Siena

Posted by benimmateriali su 17 ottobre 2009

mibacstrano

Siena 15 ottobre 2009

Al Segretario Generale Dott.Giuseppe Proietti
Segretariato Generale
Via del Collegio Romano 27, 00186 ROMA

Al Direttore Arch.Antonia Pasqua Recchia
Direzione Generale per l’organizzazione, gli affari generali,
l’innovazione, il bilancio ed il personale
Via del Collegio Romano 27, 00186 ROMA

Al Direttore Arch. Roberto Cecchi
Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti,
l’architettura e l’arte contemporanee,
Via di San Michele 22, 00153 ROMA.

Gli studenti e i dottorandi di antropologia dell’ateneo senese sentono il bisogno di esprimere e manifestare la loro profonda preoccupazione nei confronti dell’accordo ministeriale che prevede l’annullamento della figura dell’Antropologo dai profili professionali ridefiniti e ristrutturati nel corso dell’ultimo incontro avvenuto tra Mibac-sindacati.
Convinti del fatto che il riconoscimento di specifici profili professionali sia l’espressione di diritto della singolarità di cui sono portatrici le specifiche discipline, riteniamo che la scelta di eliminare la figura dell’Antropologo, inglobandola in quella dello Storico dell’arte, sia un’azione grave e controproducente per la cultura del nostro Paese.
Riteniamo che tale questione vada infatti ad inserirsi in un contesto di già conclamata negazione relativa all’insistente esclusione del curriculum demoetnoantropologico dai curricula che hanno accesso alle classi di insegnamento in studi sociali.
Ciò si evince anche dalle recenti tabelle ministeriali che, definendo i requisiti minimi d’accesso, non prevedono possibilità alcuna per gli antropologi di accedere alle nuove classi d’insegnamento.
In un momento storico in cui la diversità degli attori sociali, delle strutture e delle pratiche quotidiane, gioca un ruolo centrale nella costruzione delle culture delle nostre realtà territoriali, la negazione dello statuto di una categoria professionale che nel rapporto tra alterità trova suo compimento, contribuisce a smantellare i necessari e al tempo stesso delicati rapporti che tra tutte queste diversità intercorrono.
La centralità degli studi demoetnoantropologici relativa alla tutela dei beni culturali, è ormai storicamente dimostrata. Tale rilevanza è stata riconosciuta anche dall’Unesco che ha istituzionalmente conferito diritto e dovere di patrimonializzazione a tutti quei beni immateriali, che da sempre connotano gli studi e le pratiche dei demoantropologi.
L’Italia dei monumenti, degli oggetti intrisi di memoria, dei dialetti che non si perdono, degli usi e dei costumi, delle canzoni, dei cibi e delle tradizioni che raccontano le terre e le persone da cui provengono, è un’Italia di cui l’Antropologo si prende cura da moltissimo tempo. Sono infatti più di 1000 i musei locali (comunali, provinciali, regionali, privati) di indirizzo demoetnoantropologico.
Rendere esecutivo l’annullamento di tale figura significherebbe quindi affossare quei corsi di laurea, quei dottorati, quei master e quelle scuole di specializzazione, che stanno formando generazioni qualificate capaci di offrire professionalità in ambito visuale, sociale, museale, storico-tradizionale e che finirebbero per non aver accesso prospettive lavorative che gli spetterebbero di diritto.
Tale negazione aggraverebbe ulteriormente l’alto tasso di precarietà che sta mettendo in ginocchio il mondo del lavoro in Italia.
Uniformando la diversità delle competenze sotto profili esageratamente parziali perché di tutt’altro settore, si esclude in modo totalizzante un approccio che, assieme agli altri, è necessario ai fini della comprensione e della costruzione della contemporaneità.
Rivendicando quindi la necessità del riconoscimento della figura dell’Antropologo in termini professionali, non si intende alimentare una prospettiva che affidi la propria efficacia alla parcellizzazione dei saperi. Bensì, ci si impegna a dimostrare come l’unione degli approcci e delle pratiche sia attuabile e produttiva solo se in prima istanza ad ogni disciplina viene garantito diritto di cittadinanza.

Gli studenti e le studentesse del corso di laurea in Discipline etnoantropologiche, Antropologia culturale ed etnologia dell’Università degli studi di Siena

I dottorandi e le dottorande di Antropologia, Etnologia, Studi Culturali Sezione della Scuola di Dottorato in “L’Interpretazione” dell’ Università degli studi di Siena

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