Beni immateriali in azione

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*”Irrazionalizzazione” del MiBAC: scomparsa dei profili DEA, lettera congiunta AISEA – ANUAC – SIMBDEA – Funzionari DemoEtnoAntropologi MiBAC

Posted by benimmateriali su 4 novembre 2009

mibacstrano

AISEA – ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LE SCIENZE ETNOANTROPOLOGICHE
ANUAC – ASSOCIAZIONE NAZIONALE UNIVERSITARIA ANTROPOLOGI CULTURALI
SIMBDEA – SOCIETÀ ITALIANA PER LA MUSEOGRAFIA E I BENI DEMOETNOANTROPOLOGICI
Coordinamento Funzionari DemoEtnoAntropologi MiBAC

 
Roma 30 ottobre 2009

Alla cortese att.ne  
Ill.mo Arch. Antonia Pasqua Recchia,
Direttore Generale per l’organizzazione, gli affari generali,
l’innovazione, il bilancio ed il personale,
Via del Collegio Romano 27 – 00186 ROMA

Dott. Danilo Tantari, Dott.ssa Elvira Gentile
ARAN, Agenzia per la rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni
Via del Corso, 476 – 00186 ROMA

 
Il Comitato permanente, costituito dall’Associazione Italiana per  le Scienze EtnoAntropologiche (AISEA), l’Associazione Nazionale Universitaria Antropologi Culturali  (ANUAC) e la Società Italiana per la Museografia e i Beni DemoEtnoAntropologici (SIMBDEA), insieme al Coordinamento dei funzionari Demoetnoantropologi del Ministero per i Beni e attività Culturali (MiBAC), nel ribadire i contenuti delle lettere già inviate al Ministero, in merito alla ventilata abolizione del profilo di Demoetnoantropologo, chiede:

-che il profilo professionale di Demoetnoantropologo venga mantenuto nella sua autonomia con specifica declaratoria  all’interno dell’area 3, conservazione, valorizzazione e fruizione del patrimonio, e che pertanto non venga riassorbito in alcun altro, dal momento che esprime una competenza distinta, del tutto specifica;
– che il profilo professionale di Demoetnoantropologo non solo venga mantenuto, ma che trovi esito in un corrispondente ruolo all’interno degli organici del MiBAC,  tanto più che le Sovrintendenze storico-artistiche ed il Codice dei Beni culturali del paesaggio fanno specifica menzione ai beni etnoantropologici.

Alla luce di quanto sopra detto, il Comitato permanente chiede di essere ricevuto al più presto e in ogni caso prima di ogni eventuale decisione,  al fine di poter rappresentare le proprie istanze.
In attesa di tale auspicato incontro, esprimiamo insieme ai ringraziamenti rispetto a quanto si riterrà di fare e alla nostra disponibilità per ogni ulteriore avanzamento, i nostri migliori saluti.

 
Prof. Luigi Lombardi Satriani – Presidente AISEA
Prof. Luisa Faldini – Presidente ANUAC
Prof. Pietro Clemente – Presidente SIMBDEA

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*”Irrazionalizzazione” del MiBAC: scomparsa dei profili DEA, intervento di Sandra Puccini

Posted by benimmateriali su 29 ottobre 2009

mibacstrano

Riportiamo l’articolo di Sandra Puccini pubblicato nell’edizione nazionale de L’Unità del 20 ottobre 2009 (pag.24 – sezione Cronaca Italia)

L’inesorabile distruzione delle nostre radici culturali

Nel 1911 si teneva a Roma l’Esposizione universale per celebrare il cinquantenario dell’Unificazione italiana. In quella occasione, in un tempo nel quale la diversità degli italiani era considerata un valore e una ricchezza per comporre i lineamenti dell’identità nazionale, accanto a mostre d’arte e di architettura, venne allestita nella capitale la più grande raccolta di oggetti popolari mai realizzata nel nostro paese. Artefice e organizzatore della Mostra fu Lamberto Loria: un celebre etnografo che, dopo dieci anni di viaggi tra i popoli extraeuropei, aveva deciso di rivolgere alla cultura delle nostre classi subalterne la sua esperienza. Sono passati quasi cento anni e ci avviciniamo velocemente alla celebrazione del centocinquantesimo anniversario di quell’evento. Ma siamo ben lontani dall’entusiasmo di allora: lo dimostrano i ritardi, le rimozioni, le polemiche e le discussioni anche aspre che circondano la preparazione dell’anniversario. Ma c’è poco da stupirsi: i tempi sono oggi cambiati e la diversità (ogni tipo di diversità) è inquietante, fa paura e serve a mettere paura. Del resto molti di coloro che ci governano sono imprigionati in una visione dell’identità meschina e ristretta pari solo all’ignoranza gretta che guida le loro proposte politiche (straparlano di dialetti, evocano il nome di Cattaneo – che certo si rivolterà nella tomba – e si vantano di usare il tricolore come carta igienica). Competenze e interessi etno-antropologici avevano preso forma e rilievo dal 1869, quando a Firenze erano sorti insieme la prima cattedra di Antropologia e il suo Museo Nazionale (tra i primi a nascere nel mondo occidentale), saldandosi agli studi folklorici: così da documentare a tutto campo tanto la ricchezza dei così detti “beni immateriali”, quanto la vita dei popoli. Fiabe, leggende, poesie, canti, danze, consuetudini, riti, feste e poi cibi, usi, attrezzi di lavoro, abiti e apparati cerimoniali. Nell’insieme, un patrimonio enorme fatto di oggetti, immagini, narrazioni, comportamenti che l’Unesco ha classificato come “patrimonio dell’umanità” e che – proprio come i nostri beni storico-artistici – fa dell’Italia un paese unico in Europa. Un patrimonio vitale, la cui tutela e organizzazione richiede ovviamente competenze disciplinari specifiche e aggiornate. Nel nostro paese sono almeno un migliaio i musei della civiltà, del mondo o del lavoro contadino, delle tradizioni popolari, del folklore, etnografici, antropologici e via continuando con le molte denominazioni che essi assumono (e che hanno assunto) nel tempo e nello spazio. Naturalmente questi luoghi, per essere allestiti, promossi, gestiti, richiedono l’uso di saperi particolari: precisamente quelli che vanno sotto il nome di demo-etno-antropologici, che si formano attraverso corsi universitari e scuole di specializzazione. Conoscenze professionali riconosciute dallo stesso Codice dei beni culturali e del paesaggio. Tutti i tipi di musei che ho ricordato sono luoghi della trasmissione della memoria, vere macchine del tempo che mettono in comunicazione il passato con il presente, i bambini con gli anziani, le tradizioni degli altri con le nostre. E forse, proprio attraverso il contatto con le piccole e le grandi cose della vita quotidiana, aiutano ad immaginare un futuro radicato nella realtà storica e antropologica della nostra società. Il lungo preambolo era necessario. Parlo di temi culturali, che non hanno a che fare con la perdita di posti di lavoro o con la precarietà: ma che tuttavia impoveriscono le nostre possibilità di conoscenza. Già da qualche anno la direzione dell’Istituto Centrale per la Demoantropologia è stata affidata a storici dell’arte: un nonsenso, malgrado molti musei etno-antropologici abbiano anche un notevole valore estetico. Ma in questi giorni il Ministero dei Beni culturali (con l’avallo dei sindacati di categoria) ha stabilito che i nuovi profili professionali dei dipendenti non comprendano più le competenze antropologiche, accorpandole a quelle a quelle storico-artistiche. Se questo progetto si realizzasse, non solo verrebbero mortificate le professionalità di tutti quelli che lavorano nei nostri musei, ma si farebbe tabula rasa della storia ultracentenaria legata allo sviluppo delle discipline antropologiche italiane. Inoltre si amputerebbe il nostro patrimonio culturale di quelle conoscenze specifiche che sono state (e continuano ad essere) legate alla rappresentazione della vita delle classi subalterne. Naturalmente, il mondo dei museografi e delle istituzioni antropologiche prepara iniziative e mobilitazioni. Ma mi chiedo – e vi chiedo – se non sia questa, in un paese che sembra vergognarsi della sua storia, l’ennesima forma di “revisionismo” o meglio, di obliterazione delle nostre radici culturali. Intanto dall’altra parte – dalla parte di chi fa le leggi e probabilmente i regolamenti – si inventano miti celtici e altra paccottiglia volgare.

Sandra Puccini

fonte: L’Unità

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*”Irrazionalizzazione” del MiBAC: scomparsa dei profili DEA, lettera dei funzionari demoetnoantropologi del Mibac

Posted by benimmateriali su 20 ottobre 2009

mibacstrano

Arch. Antonia Pasqua RECCHIA
Direzione Generale per l’organizzazione, gli affari generali,
l’innovazione, il bilancio ed il personale
Via del Collegio Romano, 27 – 00186 -Roma
Fax 06.67232106

Gentile Direttore Generale,

in qualità di funzionari demoetnoantropologi del Mibac sentiamo l’urgenza di segnalare al gruppo di lavoro attualmente impegnato nella ridefinizione dei profili professionali del Ministero per i Beni culturali e ambientali, l’opportunità di non procedere alla eliminazione della figura del “demoetnoantropologo” inglobandone le competenze nel profilo di storico dell’arte.

La proposta di semplificazione dell’assetto generale dei ruoli tecnici e scientifici del Ministero, oltre a riproporre l’ambigua e non sostenibile commistione di competenze con ambiti discipinari assai differenti, oscurerebbe inspiegabilmente un campo di studi e di intervento sui beni culturali, che è tra i più antichi e qualificati del nostro Paese.

Ricordiamo infatti che i beni etnografici sono presenti nel nostro ordinamento di tutela sin dalla legge  n. 1089 del 1939 e che tale presenza si deve al ruolo svolto dai grandi musei etnografici, paletnologici e antropologici fondati nell’800 (il Museo Nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini” di Roma, il Museo Nazionale di Antropologia ed etnologia di Firenze) e ai primi del ‘900 (il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, ora Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia).

Istituito nel 2001, a seguito della riforma che ha riconosciuto il settore dei beni culturali demoetnoantropologici nell’organizzazione del Ministero (DL 368/1998), il nostro attuale profilo è stato a lungo rivendicato fino al suo conseguimento, avvenuto nel 2006 con decreto di codesta Direzione Generale, decreto che ha posto un termine all’ingiustificata anomia scientifica e profesionale di competenze  costrette ad esistere e ad operare nel ruolo degli archeologi (Museo Pigorini) e degli storici dell’arte (Museo di arti e tradizioni popolari).

L’apporto delle figure professionali dei demoetnoantropologi nel Mibac è del resto una condizione necessaria per la seria attuazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio varato nel 2004 e per una corretta politica del patrimonio etnoantropologico nei musei e sul territorio.

I nostri compiti istituzionali consistono in attività di ricerca con indagini e ricognizioni etnografiche sul territorio nazionale, europeo ed extraeuropeo, finalizzate all’accertamento, all’interpretazione critica, alla valorizzazione e alla promozione dell’identità dei patrimoni materiali e immateriali (anche con riferimento ai beni etnomusicali e di tradizione orale) delle differenti culture umane. In particolare, siamo chiamati a individuare e a identificare – senza che ciò possa essere delegato o confuso con altre competenze disciplinari – la natura, l’autenticità, la provenienza, le caratteristiche e la rilevanza antropologica di tali beni, con un’attenzione sempre più frequente alle tematiche proprie delle società multietniche contemporanee.

Il profilo di demoetnoantropologo discende del resto direttamente dagli ambiti di pertinenza e d’interesse di uno specifico settore disciplinare, che ha i suoi corsi di laurea e, recentemente, anche una scuola di specializzazione in beni demoetnoantropologici.

Con la sua cancellazione o subordinazione ad altro profilo verrebbero inoltre non solo oscurate le competenze di un ruolo specifico e insostituibile, ma sarebbero oltremodo vanificate le prospettive di quanti hanno scelto quei corsi di laurea e di specializzazione, e che dunque coltivano la speranza di dedicarsi professionalmente alla salvaguardia e alla valorizzazione della memoria storica del nostro Paese, nonché ad incentivare il dialogo interculturale attraverso il riconoscimento della diversità dei patrimoni culturali.

Nel chiedere pertanto con forza il mantenimento di un autonomo profilo nei ranghi professionali del Mibac, ci auguriamo che la nostra istanza venga accolta favorevolmente.
Egidio Cossa, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Loretta Paderni, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Vito Lattanzi, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Marco Biscione, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Carlo Nobili, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Donatella Saviola, Demoetnoantropologo
Luciana Mariotti, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Milvia D’Amadio, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Emilia De Simoni, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Elisabetta Silvestrini, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Elisabetta Simeoni, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Pasqua Izzo, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore
Marisa Iori, Demoetnoantropologo Direttore Coordinatore

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*”Irrazionalizzazione” del MiBAC: scomparsa dei profili DEA, lettera degli antropologi di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma

Posted by benimmateriali su 18 ottobre 2009

mibacstrano

Roma 17-10-2009 

È con profonda amarezza e grave  preoccupazione per il futuro dei propri studi e per il percorso professionale dei nostri laureati che i docenti del settore M-DEA/01 de La Sapienza-Università di Roma hanno appreso l’esclusione della figura  dell’antropologo culturale dai profili professionali previsti dal Ministero nel quadro di razionalizzazione e semplificazione degli stessi. Non è in discussione l’opportunità di tale riorganizzazione, ma non è difficile notare che a differenza di quanto accade in altri casi, il  profilo antropologico culturale viene, non accorpato,  ma semplicemente soppresso, o nell’interpretazione migliore, ma per altro verso più grave, riassorbito in quello storico-artistico. La decisione appare tanto più inattesa e ingiustificata alla luce dell’intenso dibattito sviluppatosi in questi anni, sia in sede universitaria che in sede ministeriale, sulla specificità delle competenze di questo settore e sulla sua centralità nel recupero e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale del nostro Paese. Nella difficile congiuntura che stiamo attraversando sarebbe incomprensibile non dare pieno riconoscimento alle molte iniziative di carattere antropologico intese alla tutela e alla salvaguardia attiva del patrimonio etnografico. Non si tratta solo di difendere in astratto una specificità culturale, ma di intendere molto in concreto come -in un quadro teorico largamente innovato- il patrimonio culturale possa essere al centro di nuove forme di economia del territorio. Le esperienze in questo senso non mancano e hanno poco o nulla a che vedere con una concezione peraltro nobilissima del patrimonio artistico.

Se tale proposta dovesse purtroppo avere un seguito
•  si renderebbe vana tanta parte del lavoro didattico di questi ultimi anni,
•  sarebbero inutili le nostre scuole di specializzazione paradossalmente  e di recente istituite,
• si segnalerebbe ancora una volta il nostro ritardo rispetto alla politica culturale che
   che è in atto in paesi come Francia, Spagna e Germania,
•  si opererebbe contro il dettato e lo spirito della Convenzione UNESCO. 

Ci si augura pertanto che il Ministero e i sindacati firmatari della proposta possano riconsiderare i diversi aspetti della questione, tenendo in conto anche il parere dei rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni interessate.

Prof. Alberto M. Sobrero
Direttore dell’Area di Studi antropologici
Università di Roma, La Sapienza

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*”Irrazionalizzazione” del MiBAC: scomparsa dei profili DEA, documento degli studenti e dottorandi dell’Università di Siena

Posted by benimmateriali su 17 ottobre 2009

mibacstrano

Siena 15 ottobre 2009

Al Segretario Generale Dott.Giuseppe Proietti
Segretariato Generale
Via del Collegio Romano 27, 00186 ROMA

Al Direttore Arch.Antonia Pasqua Recchia
Direzione Generale per l’organizzazione, gli affari generali,
l’innovazione, il bilancio ed il personale
Via del Collegio Romano 27, 00186 ROMA

Al Direttore Arch. Roberto Cecchi
Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti,
l’architettura e l’arte contemporanee,
Via di San Michele 22, 00153 ROMA.

Gli studenti e i dottorandi di antropologia dell’ateneo senese sentono il bisogno di esprimere e manifestare la loro profonda preoccupazione nei confronti dell’accordo ministeriale che prevede l’annullamento della figura dell’Antropologo dai profili professionali ridefiniti e ristrutturati nel corso dell’ultimo incontro avvenuto tra Mibac-sindacati.
Convinti del fatto che il riconoscimento di specifici profili professionali sia l’espressione di diritto della singolarità di cui sono portatrici le specifiche discipline, riteniamo che la scelta di eliminare la figura dell’Antropologo, inglobandola in quella dello Storico dell’arte, sia un’azione grave e controproducente per la cultura del nostro Paese.
Riteniamo che tale questione vada infatti ad inserirsi in un contesto di già conclamata negazione relativa all’insistente esclusione del curriculum demoetnoantropologico dai curricula che hanno accesso alle classi di insegnamento in studi sociali.
Ciò si evince anche dalle recenti tabelle ministeriali che, definendo i requisiti minimi d’accesso, non prevedono possibilità alcuna per gli antropologi di accedere alle nuove classi d’insegnamento.
In un momento storico in cui la diversità degli attori sociali, delle strutture e delle pratiche quotidiane, gioca un ruolo centrale nella costruzione delle culture delle nostre realtà territoriali, la negazione dello statuto di una categoria professionale che nel rapporto tra alterità trova suo compimento, contribuisce a smantellare i necessari e al tempo stesso delicati rapporti che tra tutte queste diversità intercorrono.
La centralità degli studi demoetnoantropologici relativa alla tutela dei beni culturali, è ormai storicamente dimostrata. Tale rilevanza è stata riconosciuta anche dall’Unesco che ha istituzionalmente conferito diritto e dovere di patrimonializzazione a tutti quei beni immateriali, che da sempre connotano gli studi e le pratiche dei demoantropologi.
L’Italia dei monumenti, degli oggetti intrisi di memoria, dei dialetti che non si perdono, degli usi e dei costumi, delle canzoni, dei cibi e delle tradizioni che raccontano le terre e le persone da cui provengono, è un’Italia di cui l’Antropologo si prende cura da moltissimo tempo. Sono infatti più di 1000 i musei locali (comunali, provinciali, regionali, privati) di indirizzo demoetnoantropologico.
Rendere esecutivo l’annullamento di tale figura significherebbe quindi affossare quei corsi di laurea, quei dottorati, quei master e quelle scuole di specializzazione, che stanno formando generazioni qualificate capaci di offrire professionalità in ambito visuale, sociale, museale, storico-tradizionale e che finirebbero per non aver accesso prospettive lavorative che gli spetterebbero di diritto.
Tale negazione aggraverebbe ulteriormente l’alto tasso di precarietà che sta mettendo in ginocchio il mondo del lavoro in Italia.
Uniformando la diversità delle competenze sotto profili esageratamente parziali perché di tutt’altro settore, si esclude in modo totalizzante un approccio che, assieme agli altri, è necessario ai fini della comprensione e della costruzione della contemporaneità.
Rivendicando quindi la necessità del riconoscimento della figura dell’Antropologo in termini professionali, non si intende alimentare una prospettiva che affidi la propria efficacia alla parcellizzazione dei saperi. Bensì, ci si impegna a dimostrare come l’unione degli approcci e delle pratiche sia attuabile e produttiva solo se in prima istanza ad ogni disciplina viene garantito diritto di cittadinanza.

Gli studenti e le studentesse del corso di laurea in Discipline etnoantropologiche, Antropologia culturale ed etnologia dell’Università degli studi di Siena

I dottorandi e le dottorande di Antropologia, Etnologia, Studi Culturali Sezione della Scuola di Dottorato in “L’Interpretazione” dell’ Università degli studi di Siena

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*”Irrazionalizzazione” del MiBAC: scomparsa dei profili DEA, lettera del Dottorato in Antropologia della Contemporaneità dell’Università degli Studi di Milano Bicocca

Posted by benimmateriali su 14 ottobre 2009

mibacstrano

Al Ministro dei Beni e delle Attività culturali,
al Segretario Generale
e p.c. al Gabinetto del Ministro,
ai Dirigenti del Ministero

Milano, 12 ottobre 2009

Illustrissimo Signor Ministro,
I responsabili del Dottorato in Antropologia della Contemporaneità: Etnografia delle Diversità e delle Convergenze Culturali dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, a nome di docenti, dottorandi di ricerca e studenti delle discipline demoetnoantropologiche, esprimono la loro viva preoccupazione per l’accordo tra il Mibac e i sindacati, relativo ai profili professionali del Ministero e alle proposte avanzate di razionalizzazione e semplificazione, da cui risulta, in modo sorprendente, la sparizione del profilo di “demoetnoantropologo” che viene assorbito in quello di “storico dell’arte”.
Fanno pertanto appello perché nella riorganizzazione dei profili professionali attualmente in corso presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali sia prevista una figura che abbia specifiche competenze nel settore demoetnoantropologico, che ha una lunga storia ed è solidamente attestato sia nell’ordinamento universitario sia nel Codice dei beni culturali e del paesaggio.
La mancata previsione di un autonomo profilo demoetnoantropologico renderebbe peraltro superflue anche le Scuole di Specializzazione nei beni DEA che sono attualmente attive o in corso di progettazione nelle Università italiane sulla base di un decreto voluto e condiviso dal Miur e dal Mibac, oltre che precludere alcune prospettive agli studenti iscritti ai corsi magistrali e di dottorato in Antropologia.

Prof. Ugo Fabietti
Coordinatore Dottorato in Antropologia della Contemporaneità:
Etnografia delle Diversità e delle Convergenze Culturali

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*”Irrazionalizzazione” del MiBAC: scomparsa dei profili DEA, lettera dell’AISEA

Posted by benimmateriali su 12 ottobre 2009

mibacstrano

I profili professionali demoetnoantropologici sono spariti improvvisamente dal MiBAC in nome di una “razionalizzazione” davvero irrazionale. Riportiamo la lettera che il Presidente dell’AISEA ha inviato al Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, al Direttore Generale per l’organizzazione, gli affari generali, l’innovazione, il bilancio ed il personale e al Direttore Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee

Roma 9 ottobre 2009

Alla Cortese attenzione del
Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Prof. Giuseppe Proietti
Via del Collegio Romano, 27
00187  Roma

Ill.mo Segretario Generale,
con la presente l’A.I.S.E.A., in quanto associazione nazionale che storicamente  raccoglie la quasi totalità degli antropologi culturali italiani, tanto di ambito accademico quanto museale ed extrauniversitario, denuncia, quale circostanza di straordinaria gravità, la totale scomparsa dei profili professionali demoetnoantropologici, all’interno dei documenti relativi alla revisione della Circolare Min. n.81 del 13 marzo 2009 sull’Accordo sui profili professionali della III e della II area funzionale. Nella proposta in discussione in questi giorni i profili professionali di demoetnoantropologo, demoetnoantropologo direttore e demoetnoantropologo direttore coordinatore perdono infatti qualsiasi definizione autonoma e vengono completamente assorbiti in quello di Funzionario storico dell’arte. Se così fosse, tale orientamento farebbe venir meno la consistenza ed il senso stesso di molti percorsi di lavoro di colleghi antropologi culturali all’interno dell’amministrazione pubblica e del MiBAC in particolare, e costituirebbe in sé un gravissimo arretramento culturale rispetto ad un decennio di iniziative volte al riconoscimento delle specificità del contributo professionale delle discipline DEA, i cui ruoli precedentemente risultavano coperti soltanto da storici dell’arte o archeologi. Questa scelta peraltro appare tanto più grave ed inopportuna a fronte della significativa offerta formativa nelle discipline demoetnoantropologiche oggi esistente, con Corsi di laurea triennali e magistrali, oltre ad una Scuola di Specializzazione in Beni demoetnoantropologici: in questo modo infatti queste e numerose altre  iniziative didattiche e di ricerca, tutte di grandissima rilevanza scientifica e culturale, legate ai beni DEA, perderebbero completamente di significato.

A tal fine, esprimendole ancora il nostro sconcerto, riteniamo di affidare alla sua sensibilità la possibilità di un intervento che possa rendere giustizia riguardo un settore – ripeto ingiustamente penalizzato – e garantire alle istituzioni un apporto critico e scientifico rilevante quale quello delle competenze Demo-etno-antropologiche.
In attesa di tale suo auspicato ed autorevole intervento, le esprimiamo  insieme ai ringraziamenti rispetto a quanto riterrà di fare e alla nostra disponibilità ad ulteriori avanzamenti, i nostri migliori saluti.

Il Presidente dell’A.I.S.E.A.
Prof. Luigi M. Lombardi Satriani

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*Scanno 12/9/2009: Terremoto, ricostruzione e beni demoetnoantropologici

Posted by benimmateriali su 2 settembre 2009

aiseaarancio

Nell’ambito della XXXVII edizione del Premio Scanno – Riccardo Tanturri, sabato 12 settembre alle ore 9.30, nella ex Chiesa delle Anime Sante (via Abrami) a Scanno (L’Aquila), si terrà una tavola rotonda in collaborazione con l’Aisea, Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche, dal titolo “Terremoto, ricostruzione e beni demoetnoantropologici”, che affronterà il problema del ‘terremoto’ anche culturale, oltre che geologico, subito dalle popolazioni colpite dal sisma. “I monumenti e le case – spiega Luigi M. Lombardi Satriani, presidente dell’Aisea – non costituiscono soltanto costruzioni, ma incorporano nel tempo sentimenti, emozioni, sogni, progetti, simboli di chi le abita o è abituato a vederli come scenari di vita quotidiana. Ed è di tutto questo che occorre tenere conto, nel restauro e nella costruzione, per evitare di infliggere alle popolazioni dell’Abruzzo oltre che il terremoto geologico un terremoto culturale”. Fra i relatori, oltre a Luigi M. Lombardi Satriani, Emilia De Simoni dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, Adriana Gandolfi, ricercatrice etnografica, Alessandra Gasparroni e Thea Rossi, antropologhe.

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