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*Arrone 28-29 agosto 2010: 50° Raduno nazionale dei Campanari

Posted by benimmateriali su 25 agosto 2010

Il 28 e il 29 agosto 2010, il Gruppo Campanari di Arrone, sostenuto dalla provincia di Terni e del Comune di Arrone, ospiterà il 50° Raduno nazionale dei Campanari, il II Raduno dei Campanari del Centro Italia e terrà a battesimo il Centro Studi Campane Valnerina – (CeSCaV).

L’arte campanaria consente la sopravvivenza di una delle ricchezze più interessanti del nostro Paese. Questo antico sapere ha regolato, per più di un millennio, il tempo sacro e quello profano, il tempo del lavoro e quello della festa. Ed ancora oggi, molte città hanno saputo preservare un panorama sonoro che le rende uniche anche grazie alla preservazione di quest’arte trasmessa solo ed esclusivamente per via orale.

L’Italia, inoltre, preserva anche saperi antichissimi custoditi da decine e decine di fonderie di campane, che producono questi bronzi seguendo procedure millenarie.

Obiettivo del Gruppo Campanari di Arrone è, dunque, quello di salvaguardare questo patrimonio culturale, sia attraverso la trasmissione del sapere, sia mediante la ricerca e lo studio. Per questo motivo, in colalborazione con il Dipartimento Scienze del Linguaggio dell’Università per stranieri di Perugia e il Comitato per la promozione del patrimonio immateriale, ha voluto istituire il Centro Studi Campane Valnerina.

La manifestazione è sostenuta dall’Amministrazione Provinciale di Terni e dall’Amministrazione Comunale di Arrone ed è realizzata in collaborazione con il Dipartimento Scienze del Linguaggio e progetto Voxteca archivio della voce dell’Università per stranieri di Perugia, il Comitato per la promozione del patrimonio immateriale, il Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, ha ottenuto, per il suo elevato valore culturale, il patrocinio di importanti enti ed istituzioni del nostro paese: Commissione nazionale italiana per l’Unesco; Istituto centrale per la Demoetnoantropologia (Ministeri per i beni e le attività culturali), Regione Umbria, Camera di Commercio di Terni, Comunità Montana Valnerina, dal Parco Fluviale del Nera e dalla Coldiretti.

L’organizzazione di questo evento, inoltre, vuole contribuire anche alla valorizzazione turistica sostenibile e responsabile della Valnerina ternana e del paese di Arrone che pur trovandosi in una regione con grandi attrattori turistici è sempre stata sottovalutata dagli operatori turistici. Eppure, la Valnerina è una perla naturalistica e culturale. Viverla è come fare un tuffo nel passato, in una dimesione umana, oltre che naturalistica e storica, che ha preservato antichi saperi e valori che i campanari della Valnerina contribuiscono a salvaguardare.

Il Gruppo Campanari di Arrone ha promosso, in Collaborazione con il Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, la manifestazione nazionale “Suoniamo i campanili d’Italia per sostenere i diritti umani” che si svolge ogni anno a Dicembre e che ha lo scopo di sensibilizzare, anche attraverso il suono delle campane, il tema dei diritti umani.

Nel corso del Raduno, il Vescovo di Spoleto e Norcia conferirà al campanile di Arrone il titolo di “Campanile dei diritti umani”.

II° Raduno campanari Centro Italia

Con lo scopo di proseguire l’appuntamento creato nel 2009, il gruppo Campanari di Arrone organizza un evento che offre ai campanari del Centro Italia la possibilità di confrontarsi e di elaborare politiche per salvaguardare le peculiarità delle tecniche e delle suonate che caratterizzano questo territorio ed anche di sostenere comunità dove la tradizione campanara è scomparsa.

È il caso, ad esempio, del sostegno che l’Associazione sta fornendo alla Città di Nola – in collaborazione con l’Associazione MERIDIES – per il rispristino di quest’arte che la tradizione indica aver avuto origine proprio in questo importante centro campano.

Stessa operazione è prevista nella città di Sala Consilina, dove – con la Cooperativa Thokos – si cercherà di studiare e ripristinare l’arte campanara nella Valle del Diano.

Tali attività di salvaguardia hanno consentito ai campanari di Arrone di partecipare alla stesura di uno studio realizzato dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (MIBAC) in collaborazione con il Comitato per la promozione del patrimonio immateriale, sulle “Feste e Riti d’Italia” pubblicato nell’aprile 2010.

Inaugurazione del Centro Studi Campane Valnerina (CeSCaV)

Nel corso del Raduno sarà inaugurato il centro studi con l’insediamento del Comitato scientifico, composto da:

Prof. Antonio Batinti – Università per Stranieri di Perugia

Dott. Luigi Cimarra – Storico, linguista, ricercatore ed esperto di arte campanaria

Dott.ssa Emilia De Simoni – Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (MIBAC)

Prof. Paolo Diodati – Università degli Studi di Perugia

Dott.. Antonello Lamanna Università per Stranieri di Perugia

Prof. Luigi Maria Lombardi Satriani – Università degli studi la Sapienza di Roma

Prof. Gianlcarlo Palombini Università degli Studi di Perugia

Dott.ssa Barbara Terenzi – Comitato per la promozione del patrimonio immateriale – Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani

M° Ivan Vandor – Musicista, compositore, etnomusicologo (presente nel 2011)

VOXTECA – Archivio e osservatorio permanente delle voci e dei suoni del mondo

Il Dipartimento Scienze del Linguaggio dell’Università per Stranieri di Perugia documenterà le suonate che si realizzeranno nel corso del raduno. Tali melodie entreranno a far parte del progetto VOXTECA per il CeSCaV..

Comitato Campanari Italiani

Sempre in occasione del Raduno, si creerà il Comitato Campanari Italiani, che sarà composto da tutte le associazioni, i gruppi e i soggetti che operano nel campo della salvaguardia, della trasmissione e dello studio dell’arte campanaria.

Comunità sonore

Il progetto “Comunità sonore”, ha lo scopo di valorizzare e salvagurdare quei “panorami sonori” che costituiscono parte integrante di spazi naturali, feste popolari, manifestazioni culturali e religiose. La registrazione sonora e visiva, la conservazione e la successiva condivisione degli “eventi sonori” che caratterizzano le feste e i riti del nostro paese, con particolare attenzione per quelle espressioni musicali che fanno parte integrante di queste espressioni culturali e comunitarie, sono una parte importante delle azioni di tutela che il progetto intende perseguire ed in questa sua attività ha ottenuto la collaborazione dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, che si è offerto di custodire questo patrimonio sonoro e visivo per le generazioni future.

Il Raduno prevede la partecipazione di tantissimi esponenti tra campanari e testimoni della tradizione campanara italiana che mostreranno la loro arte oltre che sulle antiche campane dei Arrone, anche su grandi carri contenenti i ‘Concerti di Campane’ forniti dalla prestigiosa Fonderia CAPANNI di Reggio Emilia.

SABATO 28 AGOSTO 2010

10:00 – 13:00 inaugurazione del Centro Studi Campane Valnerina CeSCaV e del Comitato Campanari Italiani.

15:00 Iscrizione Raduno – centro sportivo di Arrone

16.00 Presentazione Raduno Nazionale – chiesa Santa Maria Assunta di Arrone

17:00 – 20:00 Esibizione dei Campanari d’Italia – centro sportivo di Arrone

dalle 20:00 “I Vini dei Campanari” con prodotti enogastronomici a “Km Zero” con musiche e danze popolari – centro sportivo di Arrone

DOMENICA 29 AGOSTO 2010

9:30 colazione dei campanari – piazza Garibaldi di Arrone

10:00 – 12.00 Conclusione lavori del Centro Studi Campane Valnerina CeSCaV

10:30 Santa Messa nella chiesa Santa Maria Assunta, in piazza Garibaldi di Arrone, celebrata dal Vescovo dell’Archidiocesi di Spoleto e Norcia Mons. Renato Boccardo con i canti del Piccolo Coro dei Campanari di Arrone e il Coro di Calvi dell’Umbria, diretti da Marta Lombardo

12:00 Benedizione del Campanile di Arrone. Il campanile sarà benedetto con l’onorificenza di “Campanile dei Diritti Umani”.

13:30 pranzo dei campanari – centro sportivo di Arrone

16:00 esibizione dei campanari d’Italia – centro sportivo di Arrone

Gruppo Campanari di Arrone 

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*XII Settimana della Cultura: Omaggio a Diego Carpitella (22/4/2010)

Posted by benimmateriali su 11 aprile 2010

Ministero per i Beni e le Attività Culturali – XII Settimana della Cultura

Omaggio a Diego Carpitella

giovedì 22 aprile 2010 – ore 10.30 e ore 14.30
Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi
Via Michelangelo Caetani 32 – Roma

Il 22 aprile 2010 l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi (ICBSA) e l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (IDEA) organizzano, presso l’Auditorium dell’ICBSA,  una giornata dedicata a Diego Carpitella (1924-1990), nel ventennale della sua scomparsa.

Alle ore 10.30 interverranno: Massimo Pistacchi, Stefania Massari, Luigi M. Lombardi Satriani, Agostino Ziino e Francesco Giannattasio.

Alle ore 14.30 verranno proiettati alcuni esempi dell’antropologia visiva di Diego Carpitella, presentati da Emilia De Simoni:

Materiali di Antropologia Visiva 4: Alan Lomax racconta l’esperienza etnomusicologica in Italia con Diego Carpitella (1991, 6’)
Realizzazione: Museo Nazionale Arti e Tradizioni Popolari, 2003.

Meloterapia del tarantismo (1960, 7’)
di Diego Carpitella
Ed. a cura di F. De Melis; Museo Nazionale Arti e Tradizioni Popolari e Centro FLOG, 1995.

Cinesica 1: Napoli (1973, 45’)
Regia: Diego Carpitella; aiutoregia: R. Assuntino; ricerche: D. Carpitella, G. Bonicelli, R. Assuntino, S. Testa (DFA – Istituto di Storia delle Tradizioni Popolari dell’Università La Sapienza); montaggio: R. Perpignani; fotografia: G. Bonicelli; produzione: Istituto Luce.

Suoni: Calabria “zampogna e chitarra battente” (1981, 31’)
Collana “I suoni” diretta da Diego Carpitella
Fotografia: G. Bonicelli; suono: R. Faidutti; aiuto regia: F. Giannattasio; montaggio C. Conversi; produzione: Bocca di Leone Cinematografica, RAI.

MIV 10: cantigos a boghe ‘e chiterra (1991, 10’)
Collana Musica & Identità/Video fondata da Diego Carpitella
Regia: F. De Melis; produzione: Discoteca di Stato, Associazione Italiana di Cinematografia Scientifica, Cattedra di Etnomusicologia del Dip. di Studi Glotto-Antropologici dell’Università La Sapienza, Museo Nazionale Arti e Tradizioni Popolari.

***

Con questa iniziativa i due Istituti intendono rendere omaggio all’etnomusicologo che, con la sua intensa attività di ricerca e con i suoi studi, ha contribuito in maniera determinante alla documentazione e alla valorizzazione del patrimonio immateriale etnomusicologico del nostro Paese.

Per il suo impegno culturale e per il suo rigore scientifico, Diego Carpitella si può considerare un maestro non soltanto nel campo dell’etnomusicologia, ma anche nel settore dell’antropologia visiva. Dall’avvio, negli anni ’50 dello scorso secolo, delle prime “spedizioni etnologiche” con Ernesto de Martino (1908-1965) e delle ricerche sul campo con Alan Lomax (1915-2002), l’attività dello studioso si è svolta lungo un percorso caratterizzato da quella che si potrebbe definire una “rigorosa passione”, tesa a restituire dignità alle espressioni del folklore musicale italiano e a promuoverne la conoscenza.

Nel tempo questo impegno ha sollecitato Carpitella ad approfondire ulteriori forme di osservazione e documentazione, ponendo le basi per l’antropologia visiva in Italia,  intesa come metodo imprescindibile nella ricerca demoetnoantropologica.

Per le significative collaborazioni con la Discoteca di Stato, oggi ICBSA, e con il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, oggi IDEA, rappresentate dalla produzione dei MIV – Musica e Identità Video, e dalla rassegna MAV – Materiali di Antropologia Visiva, Diego Carpitella si pone come una figura centrale nella storia dei due Istituti.

L’iniziativa proporrà dunque, attraverso presentazioni, sequenze sonore e filmiche, l’attualità dell’opera di Carpitella, oggi, nell’ambito degli studi demoetnoantropologici e nell’attività di valorizzazione del patrimonio immateriale condotta dal MiBAC.

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*Presentazione del volume “Feste e Riti d’Italia – Sud 1” (19/4/2010)

Posted by benimmateriali su 10 aprile 2010

Ministero per i Beni e le Attività Culturali – XII Settimana per la Cultura

Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia – ICHnet

presentazione del volume
Feste e Riti d’Italia – Sud 1 (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia)
a cura di Stefania Massari

Roma, 19 aprile 2010 – ore 17.30
Biblioteca di archeologia e storia dell’arte
Via del Collegio Romano, 27 – Roma

Intervengono:

Mario Lolli Ghetti
Direttore Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee

Gregorio Botta
Vice Direttore “La Repubblica”

Luigi M. Lombardi Satriani
Ordinario di Antropologia presso l’Università di Roma “Sapienza”

Massimo Pistacchi
Direttore dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi

Coordina:

Barbara Terenzi
Coordinatore del Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani

***

Feste e Riti d’Italia – Sud 1 (De Luca, Roma 2009)
elenco delle feste:

BASILICATA
Madonna del Sacro Monte, Viggiano
Santissimo Crocifisso, Brienza
Madonna del Pollino, San Severino Lucano
Madonna della Bruna, Matera
Madonna del Carmine, Avigliano
San Rocco, Tolve,
Madonna del Carmelo, Pedali di Viggianello

CALABRIA
Settimana Santa, Battenti rossi, Verbicaro
San Rocco, Gioiosa Jonica
Madonna di Polsi o della Montagna, Polsi di San Luca
Santi Cosma e Damiano, Riace

CAMPANIA
Maria Santissima del Carmine detta delle Galline, Pagani
Madonna dell’Arco, Sant’Anastasia
San Michele Arcangelo, Sala Consilina
San Michele Arcangelo, Padula
San Michele Arcangelo, Rutino
Gigli per la festa di San Paolino, Nola
Santa Maria della Neve, Ponticelli
San Silvestro, Sessa Aurunca

MOLISE
Carnevale, il Diavolo, Tufara
Madonna Incoronata, Santa Croce di Magliano
Carrese per la festa di San Leo, San Martino in Pensilis
Mája, Acquaviva Collecroce
Corpus Domini, Misteri, Campobasso
Volo dell’Angelo per la festa della Madonna delle Grazie, Vastogirardi

PUGLIA
Maria Santissima Addolorata, Molfetta
Settimana Santa, Ruvo
Settimana Santa, Taranto
San Michele Arcangelo, Monte Sant’Angelo

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*”Irrazionalizzazione” del MiBAC: scomparsa dei profili DEA, lettera dell’AISEA

Posted by benimmateriali su 12 ottobre 2009

mibacstrano

I profili professionali demoetnoantropologici sono spariti improvvisamente dal MiBAC in nome di una “razionalizzazione” davvero irrazionale. Riportiamo la lettera che il Presidente dell’AISEA ha inviato al Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, al Direttore Generale per l’organizzazione, gli affari generali, l’innovazione, il bilancio ed il personale e al Direttore Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee

Roma 9 ottobre 2009

Alla Cortese attenzione del
Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Prof. Giuseppe Proietti
Via del Collegio Romano, 27
00187  Roma

Ill.mo Segretario Generale,
con la presente l’A.I.S.E.A., in quanto associazione nazionale che storicamente  raccoglie la quasi totalità degli antropologi culturali italiani, tanto di ambito accademico quanto museale ed extrauniversitario, denuncia, quale circostanza di straordinaria gravità, la totale scomparsa dei profili professionali demoetnoantropologici, all’interno dei documenti relativi alla revisione della Circolare Min. n.81 del 13 marzo 2009 sull’Accordo sui profili professionali della III e della II area funzionale. Nella proposta in discussione in questi giorni i profili professionali di demoetnoantropologo, demoetnoantropologo direttore e demoetnoantropologo direttore coordinatore perdono infatti qualsiasi definizione autonoma e vengono completamente assorbiti in quello di Funzionario storico dell’arte. Se così fosse, tale orientamento farebbe venir meno la consistenza ed il senso stesso di molti percorsi di lavoro di colleghi antropologi culturali all’interno dell’amministrazione pubblica e del MiBAC in particolare, e costituirebbe in sé un gravissimo arretramento culturale rispetto ad un decennio di iniziative volte al riconoscimento delle specificità del contributo professionale delle discipline DEA, i cui ruoli precedentemente risultavano coperti soltanto da storici dell’arte o archeologi. Questa scelta peraltro appare tanto più grave ed inopportuna a fronte della significativa offerta formativa nelle discipline demoetnoantropologiche oggi esistente, con Corsi di laurea triennali e magistrali, oltre ad una Scuola di Specializzazione in Beni demoetnoantropologici: in questo modo infatti queste e numerose altre  iniziative didattiche e di ricerca, tutte di grandissima rilevanza scientifica e culturale, legate ai beni DEA, perderebbero completamente di significato.

A tal fine, esprimendole ancora il nostro sconcerto, riteniamo di affidare alla sua sensibilità la possibilità di un intervento che possa rendere giustizia riguardo un settore – ripeto ingiustamente penalizzato – e garantire alle istituzioni un apporto critico e scientifico rilevante quale quello delle competenze Demo-etno-antropologiche.
In attesa di tale suo auspicato ed autorevole intervento, le esprimiamo  insieme ai ringraziamenti rispetto a quanto riterrà di fare e alla nostra disponibilità ad ulteriori avanzamenti, i nostri migliori saluti.

Il Presidente dell’A.I.S.E.A.
Prof. Luigi M. Lombardi Satriani

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*Scanno 12/9/2009: Terremoto, ricostruzione e beni demoetnoantropologici

Posted by benimmateriali su 2 settembre 2009

aiseaarancio

Nell’ambito della XXXVII edizione del Premio Scanno – Riccardo Tanturri, sabato 12 settembre alle ore 9.30, nella ex Chiesa delle Anime Sante (via Abrami) a Scanno (L’Aquila), si terrà una tavola rotonda in collaborazione con l’Aisea, Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche, dal titolo “Terremoto, ricostruzione e beni demoetnoantropologici”, che affronterà il problema del ‘terremoto’ anche culturale, oltre che geologico, subito dalle popolazioni colpite dal sisma. “I monumenti e le case – spiega Luigi M. Lombardi Satriani, presidente dell’Aisea – non costituiscono soltanto costruzioni, ma incorporano nel tempo sentimenti, emozioni, sogni, progetti, simboli di chi le abita o è abituato a vederli come scenari di vita quotidiana. Ed è di tutto questo che occorre tenere conto, nel restauro e nella costruzione, per evitare di infliggere alle popolazioni dell’Abruzzo oltre che il terremoto geologico un terremoto culturale”. Fra i relatori, oltre a Luigi M. Lombardi Satriani, Emilia De Simoni dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, Adriana Gandolfi, ricercatrice etnografica, Alessandra Gasparroni e Thea Rossi, antropologhe.

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*Terremoto in Abruzzo: comunicato dell’AISEA

Posted by benimmateriali su 14 aprile 2009

 

COMUNICATO STAMPA dell’Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche – AISEA

 aisea

 

Il presidente dell’AISEA, la più grande e antica associazione degli antropologi italiani, professor Luigi M. Lombardi Satriani, esprime, anche a nome del Consiglio Direttivo e di tutti i soci, i sentimenti di profonda solidarietà alla popolazione abruzzese così tragicamente colpita in questi giorni dal sisma. Per rendere concreta tale solidarietà, il presidente mette a disposizione delle autorità predisposte alla ricostruzione le competenze professionali antropologiche proprie e dei soci al fine di elaborare progetti che sappiano coniugare le risorse della memoria del passato con l’aspirazione a immaginare e costruire il futuro in una dimensione salda e garante dell’irrinunciabile identità territoriale.

 

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*Terremoto in Abruzzo: new town e orizzonti culturali

Posted by benimmateriali su 13 aprile 2009

invo1Riportiamo un articolo di Luigi M. Lombardi Satriani (da: Il Quotidiano della Calabria, aprile 2009)

Domenica scorsa, Pasqua di Resurrezione, numerosi centri calabresi – Arena, Filogaso, Maierato, Vibo Valentia, Briatico, comune capoluogo del mio paese San Costantino, e tanti altri – si è svolto il rito dell’Affruntata o della Cunfrunta.
Protagonisti della rituale la Madonna, Cristo risorto e san Giovanni, rappresentati da statue che i fedeli muovono processionalmente per le vie del paese.
La Madonna, chiusa nel suo nero dolore, è posta in una traversa rispetto alla strada principale. Altri fedeli accompagnano il Cristo risorto. San Giovanni, alla vista del Cristo, va di corsa dall’Addolorata per comunicarle la Resurrezione, ma la Madre non crede al lieto annuncio. San Giovanni ritorna perciò dal Cristo per raggiungere una seconda volta la Madonna ancora però senza essere creduto. La terza volta la Madonna inizia a credergli e si muove in maniera sempre più rapida verso il Figlio, che ugualmente di corsa le si avvicina. Nel momento in cui le due statue si incontrano, alla Madonna cade il manto nero e resta avvolta da un manto celeste: la Mater dolorosa ha ceduto il posto alla Mater gloriosa: le tre statue proseguono quindi l’iter processionale nell’esultanza pasquale.
In qualche altro centro calabrese, ad esempio a Dasà, il rito si svolge il martedì successivo e gli abitanti ricavano da esso auspici di buon augurio o nefasti, nel caso qualcosa tratto non vada per il giusto verso.
Si tratta della “messa in scena” della dialettica vita-morte, che viene affrontata e trascesa, in nome appunto del Cristo Risorto, che ha consentito all’Umanità la liberazione dal peccato, morte dell’anima.
Gigantesca teatralizzazione della speranza, di una vita vincitrice di una morte, della sconfitta di un dolore assorbito dalla felicità, di una esistenza più serena e pietosa. Le comunità grazie al rito dell’Affruntata possono ripetere rassicurate: incipit vita nova.
Spero con tutto il cuore che tale inizio di vita nuova sia possibile al più presto per i martoriati centri abruzzesi colpiti nei giorni scorsi da un terremoto apportatore di distruzione di vite, case, edifici pubblici, attrezzature, relazioni che tramano la vita associata rendendola dotata di senso e di tepore.
Puntuale come dopo ogni sisma, è scoppiato il dibattito sul sito dove sia più opportuno ricostruire gli insediamenti. Le diverse posizioni si fronteggiano accampando ognuna le proprie ragioni.
Nelle settimane successive a ogni terremoto è stata avanzata, sempre per ragioni di sicurezza, di opportunità, la tesi secondo la quale occorreva ricostruire altrove.
A poco valgono per i sostenitori di questa tesi le considerazioni di quanti sottolineano che un centro, grande o piccolo che sia, non è soltanto insieme di edifici e di strade, ma è, essenzialmente, trama di ricordi, fonte di memoria, di identità, senso di appartenenza, spazio umanato da paure, da speranze, da progetti, da sogni.
Non è questione marginale quella del dove ricostruire, essa investe radicalmente l’orizzonte di vivibilità, l’esistenza stessa dei centri rinnovati, necessariamente fulcro di domesticità, ovvero di trascendimento della chiusa datità del fluire meccanico dei giorni.
E’ un’antica questione, si è detto. Così fu per il dibattito nei mesi successivi al terremoto del 28 dicembre 1908, che rase al suolo quasi interamente le città di Reggio Calabria e di Messina. Per questa città si discusse a lungo se fosse opportuno o meno ricostruire l’università e al dibattito partecipò pure Gaetano Salvemini, che insegnava in quegli anni nell’ateneo messinese e che perse nel terremoto i suoi familiari. Così fu per il terremoto del Belice (1968), quando si scelse la ricostruzione in altro sito – Gibellina e così via – che però, per quanto impreziosito da opere d’arte e da iniziative instancabilmente promosse dal sindaco del tempo, Ludovico Corrao, non riuscì ad aggregare effettivamente la vita comunitaria. Così fu per il terremoto dell’Irpinia (1980), per cui molti intellettuali progressisti e doverosamente innovatori si produssero sui giornali in interventi che reclamavano la sparizione, in nome appunto del progresso, dei paesi-presepi. In quell’occasione anche io intervenni nel dibattito sottolineando ironicamente l’indifendibilità degli “scialli neri” di fronte ai “terremoti perfetti”.
Il 31 ottobre 2002 la comunità molisana di San Giuliano di Puglia fu devastata da un terremoto nel quale, fra l’altro, per il crollo della scuola persero la vita 27 piccoli alunni con la maestra. In quell’occasione, il Presidente del consiglio del tempo Silvio Berlusconi, forte della sua immagine di costruttore di città, pensando evidentemente alla sua Milano 2, promise per il paese di far costruire piste ciclabili.
Anche in Abruzzo, Berlusconi (al quale va riconosciuto il merito di avere impresso alle operazioni di soccorso un’innegabile efficienza e di una ripetuta presenza nei luoghi del disastro) non è riuscito a trattenersi dal lanciare l’idea di costruire una new town L’Aquila in tempi rapidi per dare una casa agli sfollati.
Berlusconi pensa evidentemente alla già ricordata e per lui redditizia Milano 2, alle new town, alle città satelliti. Al suo efficientismo decisionista e autoreferenziale sfugge il fatto che le banlieue francesi sono diventate, da sogno di città giardino, sobborghi in fiamme, spazi per la rivolta di giovani ed emarginati (la “teppaglia” cara alla terminologia di Sarkozy), e considera irrilevante la contrarietà degli addetti ai lavori, quali l’architetto Fucksas, l’urbanista Gregotti, psicologi, sociologi, antropologi, rei ai suoi occhi anzitutto di essere intellettuali – e magari “comunisti” – sempre pronti a parlare male dell’Italia, cioè di lui stesso.
Tant’è. Questo è l’uomo, avviato ormai inarrestabilmente a un processo di deificazione. E si tratta di un io (o d-io) destinato a durare a lungo.

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